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Alessandro, ex-studente, 22 anni, oggi pilota di aereo, è venuto a trovarci durante uno dei nostri Open Day, ha raccontato la sua esperienza ai futuri allievi guidando, a 4 mani con il prof. Mazzola, i ragazzi presenti nella loro prima missione al simulatore di volo. Cosa ci ha raccontato sulla “vita da pilota”…

Come dice il detto, ci sono quattro momenti che un pilota non dimentica mai:
 
  • Primo volo in assoluto

Come per la maggior parte di noi il mio primo volo in assoluto fu su un aereo di linea, un banalissimo Pisa-Parigi che, certamente, per un bambino di 8 anni poteva sembrare sia un nulla, sia un “tutto”, capendo che ci si stava staccando da terra. Ma in questi casi non si percepiscono tutte le sensazioni, non si assapora il volo vero, si sente una grande accelerazione e poi si vede piano piano le case farsi più piccole. Dopo un po’ di batticuore non ci si pensa più.
Cosa ben diversa è il volo su un piccolo aereo, specialmente se si sa che prima o poi, spesso prima, quell’aereo sarai tu stesso a pilotarlo. Beh il mio “vero” primo volo fu fatto attraverso la Lindbergh; primo volo ambientativo del primo anno. Anche qui, un volo da 20 minuti sul centro storico di Firenze partendo e arrivando all’aeroporto di Peretola. 20 minuti bastarono! Come si dice: “la frittata era fatta”, ormai non si poteva più tornare indietro. Non ero neanche seduto “davanti” su quell’aereo, ma tutte quelle sensazioni mi inebriarono.

 
  • Primo volo da solista

Il primo volo da solista è probabilmente il momento più importante in assoluto per un pilota. A differenza della patente per le auto, in cui la prima guida da soli si fa dopo aver passato l’esame di guida, per un pilota il cosiddetto “primo volo da solista” o detto più all’inglese “primo solo”, ovvero la prima volta in cui si pilota l’aereo senza istruttore a bordo, da soli appunto, è ben prima dell’esame, spesso molto prima, ed è parte integrante dell’addestramento.
Per me, e a differenza di altri, il mio primo solo fu su un aliante (seguito, circa tre anni dopo, dal primo solo con un aereo) e fu un momento ovviamente indimenticabile. Era il 7 gennaio, ancora lo ricordo, e fu il mio terzo volo della giornata. Al termine del secondo volo il mio istruttore mi disse “ti va di farti un giro?”, io lo presi alla lettera e uscii dall’aliante per andare a farmi un giro credendo erroneamente che Alex, il mio istruttore, intendesse “adesso vola un altro e poi tocca di nuovo a te”. Prontamente mi bloccò dicendomi “no no, rimani dentro, tanto riparti subito” e così capii. Era il mio momento. Analizzando il volo che seguì posso affermare che non fu niente di speciale, di nuovo, un banale volo di 25 minuti, una costante, lenta, discesa, fino a tornare a terra, ma fu speciale. Il decollo a dire il vero fu un po’ rocambolesco: il mio istruttore mi preparò per tutto, mi spiegò tutto, che tutto sarebbe andato bene perchè ero perfettamente in grado di farlo, che l’aria era calmissima (in fondo era il pomeriggio di un freddo giorno di inverno) e di conseguenza non c’erano criticità, “vola come hai sempre fatto” mi disse. Perchè rocambolesco allora? Si scordò un fondamentale banalissimo: senza l’istruttore a bordo l’aliante era 80kg più leggero! Per questo durante il decollo si staccò da terra molto prima e io non me l’aspettavo! A parte ciò il volo andò benissimo, il traino (la fase in cui l’aliante è attaccato all’aereo da traino) fu perfetta. Arrivati ai consueti 700 metri di altezza tirai la maniglia di sgancio per separarmi dalla fune che mi teneva attaccato all’aereo: 1… 2… 3… sgancio! Dalla radio sentii una comunicazione radio dell’aereo che mi trainava, il pilota disse “complimenti! adesso sei un pilota!”. Ringraziai, io virai a destra, lui a sinistra, mai dimenticare le regole per la separazione! 15 minuti più tardi ero a terra e mi aspettava la consueta “doccia”, tradizione post-primo solo.

 
  • Primo volo su un jet

Il mio primo volo su un jet avvenne d’estate, e fu esattamente come mi aspettavo. Il jet era potente, molto potente, e senza ombra di dubbio in decollo “spingeva” molto più dell’aereo di linea che ormai mi ero abituato a prendere per andare all’estero. Anche grazie alla leggerezza del jet, il volo Pisa-Linate, il mio primo volo su un aereo a turbina, dura poco più di 30 minuti. E’ un volo intenso, non fai in tempo ad arrivare alla quota di crociera che già è il momento di scendere. Il tempo di salutare “Pisa Radar” e dare il buongiorno a “Milano Radar” che già vieni istruito a contattare “Milano Arrivi”, nel giro di 10 minui parli con 5-6 persone diverse, ed è tutto un girare le manopole della radio per inserire la frequenza giusta mentre me la dicono in cuffia, il tempo di ripeterla per essere sicuro di averla capita correttamente e via di un altro “Radar buongiorno, in discesa per livello 110 come autorizzati”. Per fortuna me la cavai, erano esattamente le stesse cose che facevo durante l’addestramento, solo che qui si viaggia tre volte più veloce, con un aereo molto più tecnologico, per certi versi più semplice, per altri il contrario. Ma qui non c’è l’istruttore, qui c’è il Comandante, e dietro la Compagnia, gli errori non sono ammessi. Atterrati a Linate, tempo di fare carburante “metti 600 litri!”, e si riparte per Olbia. Altri 45 minuti di volo, questa volta il volo sarà più tranquillo.

  • Primo volo come Comandante

prossimamente!

 

Da parte di tutta la scuola un forte incoraggiamento per Alessandro, sempre #volanelfuturo!